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Riprendiamo nella riflessione il libro di Padre Ermes Ronchi sulle “domande” che Gesù nei Vangeli rivolge agli uomini del suo tempo... troviamo una domanda che ci interpella sulla nostra “libertà” ma anche sulla serietà con cui facciamo spazio nell’animo al Vangelo!
 “Nella cena a casa di Simone il fariseo va in scena un conflitto sorprendente: il pio e la prostituta, il potente e la senza nome, la legge e il profumo, la regola e l’amore a confronto....

Santa Chiara d’Assisi diceva alle sue monache: “Lasciate la regola ogni volta che è in contraddizione con l’amore. La nostra sola regola è l’amore”.

Solo il vangelo è capace di proporre un conflitto così inaspettato, in cui a prevalere sono il profumo, la prostituta, la carezza.

 


Il racconto convoca tutti i cinque sensi: vista, udito, tatto, odorato e un sapore di lacrime e di carne baciata.
Una pagina piena di termini diversi dal solito, estranei alla liturgia, alla ritualità: donna, casa, lacrime, profumo, capel- li, piedi, baci.....

L’errore di Simone è lo sguardo giudicante, che in una sola frase assomma due giudizi: Gesù è un falso profeta; la donna ha il nome stesso del suo peccato, così come uno è paralitico o lebbroso...
Gesù per tutta la sua esistenza insegnerà lo “sguardo non giudicante”, lo sguardo misericordioso. Gesù non gene- ralizza mai, neppure con Simone: non vede in lui “uno” dei farisei, vede l’uomo. Un uomo che merita attenzione e dialogo.

L’errore di Simone è mettere al centro del rapporto tra uomo e Dio, il peccato! facendone l’asse portante della reli- gione. È l’errore dei moralisti di ogni epoca, dei farisei di sempre, perfino degli apostoli....
Simone il moralista “guarda”, ma non “vede”, se non una storia di trasgressioni. Simone non vede questa donna, ma vede la “donna di prima”, guarda il suo passato, mentre Gesù vede il molto amore di oggi e di domani.

“Vedi questa donna?” Gesù non ignora chi è, non finge di non sapere, ma la accoglie. Con le sue ferite e soprattutto con la sua scintilla di luce. La accoglie forse con le parole più belle che possono venire dalla bocca di Dio: Vieni, figlia, il tuo desiderio di amore era già amore. Vieni, figlia, sognatrice, devota, vagabonda, poco importa, vieni. E se anche hai infranto mille volte le tue promesse, vieni. Vieni, nonostante tutto, vieni. Con i tuoi gesti più veri, con i tuoi tesori in vasi di argilla, ma vieni! E ci rimetteremo in cammino.

Il centro di quella cena doveva essere Simone, pio e potente, e invece il centro è occupato dalla donna. Solo Gesù è capace di operare questi cambi di prospettiva, di fare spazio così agli ultimi. Gesù sposta il fuoco, il punto di atten- zione, dal peccato della donna al cammino che deve fare Simone, lo destruttura, come farà con gli accusatori del- l’adultera nel tempio (Gv 8,2-11). Gesù crea uno scarto nel fluire ordinato dei fatti, un imprevedibile, uno scatto nelle cose, che costringe a mettersi in discussione. Come fa forse anche con noi.

“Vedi questa donna?”. E mentre interroga Simone la lascia libera di fare quello che si sente; mentre racconta una parabola le lascia tutto il tempo che vuole (da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi), così libera e lui così liberante: è straordinario. Noi l’avremmo stoppata.

Forse anche per noi questa tensione tra: le cose da “fare” per essere giusti e sentirci a posto e “l’Amore” ci mette a disagio, ci chiede un cambio di “sguardo” per non fermarci all’apparenza, al tornaconto delle cose ma andare in profondità e capire, ascoltare e accogliere la “persona”! quanto facciamo fatica ad allenare questo “sguardo”... quan- te tensioni provoca uno “sguardo” sbagliato che ci mette sulla difensiva, che “giudica” male le situazioni... cosa pos- siamo fare per “fermare” questo sguardo e tante volte le parole che nascono improvvise???

Un’altra domanda di Gesù illumina il racconto: un uomo aveva due debitori, li perdona entrambi; “chi lo amerà di più?”. Il punto decisivo per Gesù, diventa, non è chi è più giusto di fronte alla legge... certamente Simone era uomo giusto e retto, nemmeno chi ha meno peccati, ma: chi amerà di più!

Le bilance di Dio non pesano i peccati, ma l’amore. Sono tarate sull’amore. L’alternativa, allora, è amare poco o amare molto!!!
Johann Baptist Metz fa notare una cosa straordinaria: il primo sguardo di Gesù nel vangelo non si posa mai sul pec- cato di una persona, ma sempre sulla sua sofferenza e sul suo bisogno... per soccorrere.

Gli sguardi di scribi e farisei si fissano sul peccato ed è per questo che diventano violenti.... lo sguardo di Gesù si posa sulla fragilità e non produce violenza, mai!

Gesù non impone alla donna un modo di amare, ma accoglie il suo, così come lei sa ed è capace. Non sfugge nem- meno alle carezze che potrebbero essere interpretate male, e così trasmette alla sua Chiesa la memoria di quei gesti, la necessità e la gioia di non restare sempre imbrigliata, ingessata, fredda, per il timore di essere equivocata. A partire dalle tue ferite puoi diventare un guaritore per le ferite d’altri. La santità non si fonda su una passione spen- ta, ma su una passione convertita.

«Vedi questa donna? ». Impariamo da lei, indicata da Gesù come maestra. Innanzitutto le mani, l’abbraccio. L’amore
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Il Faro Marzo 2017

virtuale non esiste. Spesso noi viviamo i nostri slanci a metà. La gioia delle relazioni rimane come mortificata dalla durezza dell’espressione, dall’imbarazzo, con cui ci mostriamo incapaci di un abbraccio, dalla paura che frena il nostro libero accostarci alle persone.
E poi: «Chi dei due amerà di più?». Chi è molto perdonato. Dio perdona di un perdono previo, che precede il penti- mento. Ama in modo preveniente e perdona d’anticipo. L’anticipo è il tempo proprio della misericordia.

Il molto perdono non è il frutto del molto amore di adesso. La donna del profumo non è perdonata perché ha versato il profumo e sciolto i capelli, ma ha baciato i piedi del Signore e ha pianto perché ha sentito il perdono guarirle la vita. Non è entrata in quella casa per conquistarsi il perdono, per ingraziarsi un maestro, ma è entrata nei pensieri di Dio, nella profondità della sua misericordia, e lo canta con ciò che ha, come meglio sa”.

La santità non si fonda su una passione “spenta” ma “convertita”... che ci fa “gettare” il cuore su Gesù e in nome Suo verso i fratelli!!! Credere è avere entusiasmo per Gesù che ci fa “osare” dire Dio ed il Suo amore nelle scelte di vita e nelle relazioni a tutti... infatti entusiasmo nella sua derivazione originaria si può tradurre: “en tou Theou azo”= essere nel respiro di Dio, oppure essere invaso da una forza divina, dalla sua ispirazione... siamo capaci di questo “slancio” oppure anche noi “freniamo” i nostri slanci a metà... ma non per paura di giudizio o di “pudore” ma perché innanzitutto siamo freddi verso Dio? Abbiamo paura a giocarci troppo per Lui?

Inizia un tempo straordinario di quaresima, vivremo anche la “visita” del Papa, lasciamoci entusiasmare da Dio!