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Concludiamo il nostro percorso con padre Ermes Ronchi e le sue meditazioni alla Curia Vaticana, con l’ultima riflessione che prendo dal suo libro: “le nude domande del vangelo”.
“quanti pani avete?”
E’ bello fermarci su questa domanda proprio alla vigilia delle “Quarant’ore” e della festa del Corpus Domini. Il Segno del Pane interroga la nostra comunità... ci chiede se questo è il vero alimento della nostra vita, delle nostre relazioni e del vivere della nostra comunità. Il segno del pane è raccontato per ben sei volte dagli evangelisti. Il più ripetuto tra tutti, perché il più carico di potenza. Dinanzi al pane ci troviamo davanti a una realtà “santa”. Santa perchè fa vivere, alimenta la vita. E che l’uomo viva è la prima di tutte le leggi...

 

 

 

Dio “alimenta” da sempre la nostra vita, ci mette in condizione di vivere, di esistere...
Questa immagine del “pane” ci permette poi di riflettere anche sul nostro BOLLETTINO “IL FARO” e nelle ultime pagine trovate una riflessione attenta sul QUESTIONARIO che 170 persone della comunità ci hanno riconsegnato... E’ uno strumento che “alimenta” la vita della Comunità?

Non rispondete subito, andate a vedere. Molto concreto, molto pratico Gesù, che chiede ai suoi di accertarsi, di controllare, fare il conto. Andarono e si informarono, dice il vangelo.
L’operazione di verifica è chiesta a tutti i discepoli, anche oggi: quanto hai? Quanti soldi, quante case, quanti dipendenti? Che tenore di vita? Andate a vedere, verificate. La Chiesa non deve aver paura della trasparenza, nessuna paura della chiarezza sui suoi pani e i suoi pesci, sui suoi conti. Con la trasparenza siamo veri. E quando siamo veri siamo anche liberi!!!

Hanno poco, i dodici, solo cinque pani e due pesci... È poco, ma tutto è messo a disposizione. Tutto ciò che abbiamo e posse- diamo deve diventare “sacramento di condivisione”.
L’uomo è così, è fatto per dare. Siamo fatti per dare con gioia, dare dal cuore. E quando non diamo siamo tristi, entriamo nella depressione. Amare nel vangelo si traduce sempre con un altro verbo, così breve, semplice, asciutto, concreto, il verbo DARE: «Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio» (Gv 3,16); «non c’è amore più grande che dare la propria vita» (Gv 15,13).

E la domanda definitiva sarà: hai dato poco o hai dato molto alla vita? Hai dato pane all’uomo o non hai gettato niente sulle acque dei giorni? Anzi, la verità finale, l’ultimo gesto non sarà neppure dare pane a chi ha fame, ma diventare pane, non andarcene senza essere diventati pezzo di pane buono per qualcuno. Come Gesù. Da questo dipende la tua vita, non dai tuoi beni.
La vita di fede cresce con questi verbi: Gratuitamente hai ricevuto, verifica e metti a disposizione (dare), diventa pane.... Cresce così la vita! Soprattutto quella di una comunità!

Quanto è lontano a volte il nostro atteggiamento che si preoccupa di avere, prendere, provare piacere e successo.... Dobbiamo imparare (o re-imparare) a declinare altri verbi, ad educarci ad altri stili di vita che ci parlano dello stupore riconoscente (gratitudine e lode) per ciò che abbiamo ricevuto! Dio ci dona ogni giorno l’essenziale, il “pane quotidiano” del Suo Amore e della Sua presenza.... Ci mette accanto dei fratelli/sorelle con cui possiamo condividere e questo è ciò che libera il cuore dall’affanno dell’avere e dell’accumulare per sé... in questo modo “diventiamo noi pane” che si sminuzza in piccole attenzioni e legami che danno speranza a tutti e tolgono dalla solitudine le genti.

«Tutto ciò che non serve, pesa», scriveva Madre Teresa di Calcutta. Tutto il superfluo che non è speso/dato è un peso per il cuore. Cinque pani, due pesci, cinquemila uomini. Il vangelo sottolinea la sproporzione tra il poco che abbiamo fra le mani e la fame della folla. La sproporzione è anche il nome della Speranza, davanti ai problemi immensi del mondo, all’assedio dei poveri che cresce. Che cosa posso fare, io? Ho solo cinque pani. Eppure Gesù non bada alla quantità, ne basta anche meno, molto meno. Gesù chiede al discepolo di condividere, chiede il cuore. Sono pochi bocconi, ma il cristiano è chiamato a fornire lievito al mondo, più ancora che pane. Lievito di condivisione, sale che si scioglie e dona sapore... Un lievito di vangelo, fame di cielo e di un altro mondo possibile, mani che portano pane, che lottano contro altri semi che cercano di invadere il cuore. Noi cerchiamo il Dio che moltiplica i pesci e il pane. E lui cerca noi: tu, quanti pani hai? Quanti ne metti a disposizione? Gesù è diverso: chiede collabora- zione, seme di un miracolo senza misura.

Il miracolo è il pane che passa di mano in mano. Ed è fra le mani dell’uno e dell’altro che si moltiplica. Se uno l’avesse trattenuto per sè, il pane si sarebbe fermato, il sogno spezzato.
Cosa posso fare? La nostra “praticità” del vivere spesso ci fa porre subito questa domanda.... Come se il “fare” risolvesse tutti i problemi... Gesù si pone in modo diverso: non guardare la quantità della pasta (le cose, i problemi, le fatiche...) ma preoccupati di “ESSERE LIEVITO”!!! Stupendo, straordinario Signore!

Sii lievito, primo passo di condivisione, mano aperta per ricevere e donare, strumento di comunione e collaborazione... E’ così che si realizza lo spirito della preghiera del Padre Nostro: coltivando la certezza che il Padre “SA” ciò di cui noi abbiamo biso- gno, ma “SA” anche ciò che noi da Lui già abbiamo ricevuto e ci chiede con coraggio di “fare la nostra parte”!

Secondo una misteriosa regola divina: quando il mio pane diventa il nostro pane, il poco diventa sufficiente. La fame, invece, comincia quando io tengo stretto il mio pane per me, quando l’Occidente sazio tiene stretto il suo pane e i suoi beni per sé.
“Il pane, per me, è un fatto materiale, il pane, per mio fratello, è un fatto spirituale” (Nikolaj Berdjaev). Sfamare la terra, tutta la terra, è possibile, c’è pane in abbondanza. Non occorre moltiplicarlo, ma distribuirlo, a cominciare da noi...

Cerchiamo questa via, stiamo umilmente in adorazione di questo “Pane” nell’Eucaristia, riceviamolo ogni giorno per avere piena consapevolezza che Dio si fa pane buono per insegnarci a “condividerlo” con i fratelli... ogni volta che non “spezziamo” questo dono ricevuto esso ci “marcisce” addosso.
Buona estate, siate “lievito” nel mondo!