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La Famiglia, la Vita, il Malato … tre “giornate” in cui contemplare la Bellezza del dono dell’esistenza che abbiamo ricevuto come “dono” gratuito di Dio.

Ci dice infatti Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata del malato dell’11 febbraio:

“La vita è dono di Dio, e come ammonisce San Paolo: «Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto?» (1 Cor 4,7). Proprio perché è dono, l’esistenza non può essere considerata un mero possesso o una proprietà privata, soprattutto di fronte alle conquiste della medicina e della biotecnologia che potrebbero indurre l’uomo a cedere alla tentazione della manipolazione dell’“albero della vita” (cfr Gen 3,24).

                Avvicinarci al dono della vita è come ritornare a gustare la vera bellezza delle cose, come tornare alla sorgente da cui abbiamo attinto il primo sorso per esistere… quanto siamo consapevoli che veniamo da un “fiume”? oppure pensiamo di poter esistere come semplici gocce isolate? Quanto ci appassioniamo della “corrente” che scorre, non solo fuori di noi come vortice frenetico di cose da fare, ma che si muove dentro di noi e in cui noi siamo immersi? Dove porta questa corrente interiore? Chi anela? Con chi entra in armonia?

                Vivere è un continuo plasmare dal fango delle nostre poche cose attimi di luce intensa, matura, che ci fanno ammirare la grandezza del Vivente, il Signore della Creazione. Noi ne siamo parte, e tutto in noi scorre da Lui e verso di Lui… nulla di tutto ciò che esiste può negare questo “respiro”… non c’è nulla che nella creazione debba essere “scartato” perché da sempre la bellezza del Creato è plasmata e lavorata per essere sempre più: immagine del Creatore!

Ci ricorda ancora Papa Francesco:

“Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza, mi preme affermare che il dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme di cooperazione umana tra popoli e culture. Il dialogo, che si pone come presupposto del dono, apre spazi relazionali di crescita e sviluppo umano capaci di rompere i consolidati schemi di esercizio di potere della società. Il donare non si identifica con l’azione del regalare perché può dirsi tale solo se è dare sé stessi, non può ridursi a mero trasferimento di una proprietà o di qualche oggetto. Si differenzia dal regalare proprio perché contiene il dono di sé e suppone il desiderio di stabilire un legame. Il dono è, quindi, prima di tutto riconoscimento reciproco, che è il carattere indispensabile del legame sociale. Nel dono c’è il riflesso dell’amore di Dio, che culmina nell’incarnazione del Figlio Gesù e nella effusione dello Spirito Santo.”

Promuovere la “cultura” del dono, del dialogo, che apre gli uomini alla relazione, all’incontro, a quell’unico movimento possibile di fronte al dinamismo del vivere: ricevo-offro! Pensate un po’ a quello che succede alla nostra “respirazione”: non possiamo trattenere per sempre tutta l’aria che inspiriamo e non possiamo averne di più della capienza dei nostri polmoni… ma pur non potendola prendere tutta, ne più di un tot, nessuno di noi è “senza”, o povero… ma più ancora nessuno di noi la può trattenere per sempre… deve espirare, deve consegnare di nuovo all’esterno ciò di cui per un po’ si è nutrito, per fare spazio ad aria nuova! Purtroppo però non è così nei confronti delle cose, delle relazioni, e soprattutto delle nostre idee e progetti… quello che abbiamo creato, pensato, costruito spesso manca di questo “riconoscimento reciproco” di cui parla il Papa: quello che abbiamo fatto noi deve soddisfare noi pienamente, vogliamo tutto il respiro e il riconoscimento gratificante da parte degli altri, ci identifichiamo con quello che proponiamo agli altri… e vogliamo quasi “aspirarli” dentro le nostre logiche… ma non riusciamo a trattenere tutto… il torrente della vita scorre più ampio di noi, abbiamo bisogno di vita nuova, di un respiro nuovo, di non pensare sempre le stesse cose e di non trattenere sempre le stesse idee..

Inspirare ed espirare è la logica stessa del “dono” che mi fa ricevere e mi chiede di offrire, di mettere in gioco quello che sono e non solo quello che ho. E’ la bellezza della condivisione che ci porta ad accorgerci che ciò di cui noi abbiamo bisogno è possibile raggiungerlo attraverso il fratello che ho accanto … ed io posso essere il tramite per lui per raggiungere ciò che lui ha bisogno. Si impara così a camminare gli uni accanto agli altri.

                Da ultimo il Papa ci consegna la via dell’umiltà:

“Quando nasciamo, per vivere abbiamo bisogno delle cure dei nostri genitori, e così in ogni fase e tappa della vita ciascuno di noi non riuscirà mai a liberarsi totalmente dal bisogno e dall’aiuto altrui, non riuscirà mai a strappare da sé il limite dell’impotenza davanti a qualcuno o qualcosa. Anche questa è una condizione che caratterizza il nostro essere “creature”. Il leale riconoscimento di questa verità ci invita a rimanere umili e a praticare con coraggio la solidarietà, come virtù indispensabile all’esistenza.”

Riconoscerci bisognosi, della sorgente da cui attingere il primo anelito di vita, dell’aria che respiriamo e quindi della logica del dono e dell’interscambio coi fratelli, e dell’umile “non bastare a noi stessi” perché voluti come esseri di “comunione”. In essa sta la nostra forza, nel coraggio di cercare non il “mio” o il “per me” ma il NOI, continuamente possibile nella corrente del dono, nel gusto stesso del vivere.

                Prendiamoci il tempo per gustare con gratitudine la bellezza della Vita nel suo Progetto e nel disegno del Suo Creatore.

Grazie Signore, la vita è la bellezza del dono e merita di essere vissuta!

Don gianni