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  • 01/02/2019   Febbraio

    La Bellezza della vita è figlia del fango

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    La Famiglia, la Vita, il Malato … tre “giornate” in cui contemplare la Bellezza del dono dell’esistenza che abbiamo ricevuto come “dono” gratuito di Dio.

    Ci dice infatti Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata del malato dell’11 febbraio:

    “La vita è dono di Dio, e come ammonisce San Paolo: «Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto?» (1 Cor 4,7). Proprio perché è dono, l’esistenza non può essere considerata un mero possesso o una proprietà privata, soprattutto di fronte alle conquiste della medicina e della biotecnologia che potrebbero indurre l’uomo a cedere alla tentazione della manipolazione dell’“albero della vita” (cfr Gen 3,24).

                    Avvicinarci al dono della vita è come ritornare a gustare la vera bellezza delle cose, come tornare alla sorgente da cui abbiamo attinto il primo sorso per esistere… quanto siamo consapevoli che veniamo da un “fiume”? oppure pensiamo di poter esistere come semplici gocce isolate? Quanto ci appassioniamo della “corrente” che scorre, non solo fuori di noi come vortice frenetico di cose da fare, ma che si muove dentro di noi e in cui noi siamo immersi? Dove porta questa corrente interiore? Chi anela? Con chi entra in armonia?

                    Vivere è un continuo plasmare dal fango delle nostre poche cose attimi di luce intensa, matura, che ci fanno ammirare la grandezza del Vivente, il Signore della Creazione. Noi ne siamo parte, e tutto in noi scorre da Lui e verso di Lui… nulla di tutto ciò che esiste può negare questo “respiro”… non c’è nulla che nella creazione debba essere “scartato” perché da sempre la bellezza del Creato è plasmata e lavorata per essere sempre più: immagine del Creatore!

    Ci ricorda ancora Papa Francesco:

    “Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza, mi preme affermare che il dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme di cooperazione umana tra popoli e culture. Il dialogo, che si pone come presupposto del dono, apre spazi relazionali di crescita e sviluppo umano capaci di rompere i consolidati schemi di esercizio di potere della società. Il donare non si identifica con l’azione del regalare perché può dirsi tale solo se è dare sé stessi, non può ridursi a mero trasferimento di una proprietà o di qualche oggetto. Si differenzia dal regalare proprio perché contiene il dono di sé e suppone il desiderio di stabilire un legame. Il dono è, quindi, prima di tutto riconoscimento reciproco, che è il carattere indispensabile del legame sociale. Nel dono c’è il riflesso dell’amore di Dio, che culmina nell’incarnazione del Figlio Gesù e nella effusione dello Spirito Santo.”

    Promuovere la “cultura” del dono, del dialogo, che apre gli uomini alla relazione, all’incontro, a quell’unico movimento possibile di fronte al dinamismo del vivere: ricevo-offro! Pensate un po’ a quello che succede alla nostra “respirazione”: non possiamo trattenere per sempre tutta l’aria che inspiriamo e non possiamo averne di più della capienza dei nostri polmoni… ma pur non potendola prendere tutta, ne più di un tot, nessuno di noi è “senza”, o povero… ma più ancora nessuno di noi la può trattenere per sempre… deve espirare, deve consegnare di nuovo all’esterno ciò di cui per un po’ si è nutrito, per fare spazio ad aria nuova! Purtroppo però non è così nei confronti delle cose, delle relazioni, e soprattutto delle nostre idee e progetti… quello che abbiamo creato, pensato, costruito spesso manca di questo “riconoscimento reciproco” di cui parla il Papa: quello che abbiamo fatto noi deve soddisfare noi pienamente, vogliamo tutto il respiro e il riconoscimento gratificante da parte degli altri, ci identifichiamo con quello che proponiamo agli altri… e vogliamo quasi “aspirarli” dentro le nostre logiche… ma non riusciamo a trattenere tutto… il torrente della vita scorre più ampio di noi, abbiamo bisogno di vita nuova, di un respiro nuovo, di non pensare sempre le stesse cose e di non trattenere sempre le stesse idee..

    Inspirare ed espirare è la logica stessa del “dono” che mi fa ricevere e mi chiede di offrire, di mettere in gioco quello che sono e non solo quello che ho. E’ la bellezza della condivisione che ci porta ad accorgerci che ciò di cui noi abbiamo bisogno è possibile raggiungerlo attraverso il fratello che ho accanto … ed io posso essere il tramite per lui per raggiungere ciò che lui ha bisogno. Si impara così a camminare gli uni accanto agli altri.

                    Da ultimo il Papa ci consegna la via dell’umiltà:

    “Quando nasciamo, per vivere abbiamo bisogno delle cure dei nostri genitori, e così in ogni fase e tappa della vita ciascuno di noi non riuscirà mai a liberarsi totalmente dal bisogno e dall’aiuto altrui, non riuscirà mai a strappare da sé il limite dell’impotenza davanti a qualcuno o qualcosa. Anche questa è una condizione che caratterizza il nostro essere “creature”. Il leale riconoscimento di questa verità ci invita a rimanere umili e a praticare con coraggio la solidarietà, come virtù indispensabile all’esistenza.”

    Riconoscerci bisognosi, della sorgente da cui attingere il primo anelito di vita, dell’aria che respiriamo e quindi della logica del dono e dell’interscambio coi fratelli, e dell’umile “non bastare a noi stessi” perché voluti come esseri di “comunione”. In essa sta la nostra forza, nel coraggio di cercare non il “mio” o il “per me” ma il NOI, continuamente possibile nella corrente del dono, nel gusto stesso del vivere.

                    Prendiamoci il tempo per gustare con gratitudine la bellezza della Vita nel suo Progetto e nel disegno del Suo Creatore.

    Grazie Signore, la vita è la bellezza del dono e merita di essere vissuta!

    Don gianni

  • 06/01/2019   Gennaio

    La buona politica è al servizio della pace

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    Auguri per un anno di “Pace”.

    “Inviando in missione i suoi discepoli, Gesù dice loro: «In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi» (Lc 10,5-6).

    Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo. E questa offerta è rivolta a tutti coloro, uomini e donne, che sperano nella pace in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana. La “casa” di cui parla Gesù è ogni famiglia, ogni comunità, ogni Paese, ogni continente, nella loro singolarità e nella loro storia; è prima di tutto ogni persona, senza distinzioni né discriminazioni. È anche la nostra “casa comune”: il pianeta in cui Dio ci ha posto ad abitare e del quale siamo chiamati a prenderci cura con sollecitudine.

    Sia questo dunque anche il mio augurio all’inizio del nuovo anno: “Pace a questa casa!”.

    La pace è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy: “è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza”. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione.

    In effetti, la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto. Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità.” (Papa Francesco, Messaggio per la pace 2019)

     

    Mi unisco volentieri al messaggio di Auguri e di Pace di Papa Francesco per l’inizio di questo 2019…

    La “buona politica al servizio della pace” è il tema di fondo che attraversa tutto il suo messaggio e ci riguarda molto da vicino proprio perché in questa primavera saremo chiamati a votare come cittadini per una nuova giunta Comunale ed anche tra il 23-26 maggio per le votazioni Europee.

    Cosa mettiamo a fondamento del nostro vivere civile? Da quali valori fondamentali ed imprescindibili partiamo?

    Sicuramente non bastano i “proclami” occorre davvero – oggi più che mai – fare discernimento e leggere nella “storia” di ogni movimento politico (ormai i partiti non ci sono più) quali valori vuole difendere, quali vuole affermare, per quali si schiera.

    Hanno tutti lo stesso linguaggio, ci si uniforma facilmente nei termini e nelle soluzioni proposte … serve una informazione più approfondita, ed una sapiente lettura di programmi “scritti” e non solo enunciati, valutandoli su pochi punti, ben precisi:

    • l’attenzione ai più deboli, ai poveri, con la premura di dare dignità alle loro condizioni… non bastano “redditi di inclusione o di cittadinanza”, servono prospettive di vita, riscatto di condizioni di abbandono, accompagnamenti precisi che tendono una mano e non soffocano in selve di carte e passaggi di burocrazia.
    • La cura per il bene comune perché sia di tutti e per tutti… e finalmente si sfati il detto che se è “di tutti è di nessuno”… servono proposte per una crescita nella corresponsabilità.
    • La ricerca del dialogo e del confronto costruttivo con tutti… nessuno ha le soluzioni ai macroproblemi sociali ed economici e diffidiamo dei “falsi profeti” che hanno facili risposte a tutto.
    • Uno sguardo di fiducia e di attenzione ai giovani, alla famiglia, alla maternità, alla dignità delle persone … che passi attraverso scelte precise di tutela e custodia di questo caposaldo della vita che è la relazione familiare! Senza di essa nessun uomo può reggere il peso e il senso della vita.

    Il voto è l’espressione straordinaria della nostra libertà di coscienza e tale deve restare, non dobbiamo “delegare” la nostra coscienza alla “voce più grossa” del mercato televisivo… serve informazione, consapevolezza della propria opinione e soprattutto “confronto” perché la persona per cui voto “mi rappresenti” di fronte alla società!

    La “politica” può e deve diventare una forma della carità… già il Card. Martini lo ricordava ai politici nei discorsi di S.Ambrogio ed ora anche Papa Francesco lo richiama: è una servizio alla comunità nel grado più alto, quello della responsabilità della crescita di un paese, di una nazione, di un popolo.

    Abbiamo bisogno di sentire tutta la forza della Benedizione di Dio all’inizio di questo anno perché il nostro lavorare e vivere di ogni giorno ci faccia prendere cura di tutti i beni che Lui ha posto nelle nostre mani: il creato da custodire e salvaguardare; le relazioni umane da abitare e far crescere nella vera pace; il rapporto tra popoli e culture diverse perché si aprano a confronti per una crescita di bene reciproca… ma soprattutto la cura di quel dono immenso che è la propria anima.

    «Sapere che si ha un’anima o ignorarlo, non è la stessa cosa» scrive François Cheng nel suo libro l’anima: «Sapere significa portare un’attenzione vigile ai tesori che possono illuminare il grigiore dei giorni». Riportare la centralità dell’anima nella vita vuol dire educare il sentimento a non essere la sua parodia, il sentimentalismo; vuol dire rimettere la tensione verso il reale al centro della persona; vuol dire avere il coraggio di ritrovare la domanda profonda di senso che va al di là della materia, al di là del possesso, al di là del consumo. L’anima non si nutre di moralismi, di buone intenzioni o di regole astruse ma ha sete unicamente di bellezza e di senso.

    Ritroviamo il coraggio di educarci allo stupore della bellezza e non stanchiamoci di ricercare il senso profondo delle cose .

    Buon Anno

    Don Gianni