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BATTESIMO DEL SIGNORE (Anno C)

«Il cielo si aprì… Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»

Dal Vangelo secondo Luca 3,15-16.21-22

In quel tempo,  15 poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo,  16 Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». 21 Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì  22 e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»


Commento

Quattro pennellate: a volte, i grandi artisti, anche solo con piccoli colpi di pennello, sannoraccontarci, farci entrare in qualcosa di straordinario ed è così anche con questo brano di Vangelo. Ci consegna quattro piccolissime vie, o meglio, come ogni via che deve essere percorsa, l’inizio è un semplice passaggio, poi c’è tutta la fatica del cammino per giungere alla meta. La prima sorgente: i cieli sono aperti. L’apertura è qualcosa di straordinario. Spesso noi pensiamo che di fronte a Dio le nostre invocazioni sbattano come contro un muro e tornino indietro, come se ci fosse da parte Sua una riottosa chiusura nei nostri confronti. Quante volte ci siamo lamentati che il Signore non ci ascolta, perché le cose non avvengono secondo quello che ci immaginiamo noi, non ascolta le nostre urgenze, non vede i nostri bisogni. Eppure da quel giorno tutta la Scrittura ci consegna questo messaggio inequivocabile: Dio è colui che porge orecchio al grido del suo popolo! È colui che apre i cieli. L’apertura è segno di una comunicazione, di una relazione, di un dialogo. Se ciascuno rimane sulle sue posizioni e continua a ripetere le proprie idee, non c’è nessun confronto. In Lui c’è apertura, ascolto… strano, dovremmo essere noi che ascoltiamo, eppure per dirci la verità di questo desiderio profondo di Dio di chiamarci per nome, di porci all’interno di questo stupendo giardino come soggetto con cui entrare in relazione, ci convince che in Lui c’è apertura, che il cielo, l’orizzonte della sua esistenza è aperto, c’è spazio per ciascuno di noi.

Dovremmo provare a chiederci: cosa vogliamo che Dio ascolti di noi? Forse siamo noi che fatichiamo a dirgli la verità di noi stessi, gli diciamo l’immediato, il bisogno, la fatica, l’istinto, ciò che ci prende in quel momento, ma forse dobbiamo dirgli qualcosa di più. Come quando la mamma ascolta le richieste del bambino e gliele fa ripetere più volte, perché venga a galla la vera richiesta, la verità per cui ti esponi e vuoi metterti in gioco. E’ bello iniziare le nostre giornate dicendoci questa profonda verità: Dio è colui che apre i cieli, che apre l’orizzonte della Sua esistenza per la relazione con noi. La prima parola che pronuncia è ‘figlio mio’!

Perché apre i cieli? per ricordare a ciascuno di noi la verità di noi stessi, quello che siamo, la nostra identità. Siamo figli, nella piena dignità e con la piena consapevolezza di questa relazione da abitare. La verità del nostro dire a Dio deve essere da figlio, non da gente bisognosa, non da mendicanti, da gente paurosa, ma da figli.

Come si fa a parlare a Dio da figli? Qual è desiderio profondo che ci fa stare davanti a Lui? Spesso invochiamo Dio, ma per il peso del nostro bisogno, non con la consapevolezza di essere figli, rivestiti di grazia, quello che è nell’identità del Padre, che fa Dio, Dio, ricco di passione e misericordia, ricco di grandezza nell’amore, identifica anche noi. Impariamo, o meglio proviamo a chiedere a Dio con la stessa passione di chi vuole amare come ama Lui, fare misericordia come fa Lui, avere compassione come ha Lui, essere creatori nei confronti di questa esistenza come è Lui, appassionati creatori. La pima parola che Lui pronuncia sulla nostra vita non è un problema, il peccato, la difficoltà, il limite, ma è figlio, è una parola di appartenenza, di legame di generazione, di vita. La seconda parola che ci viene detta è ‘amato, figlio mio tu sei amato’. E’ questo il legame essenziale, ci deve bastare questa cosa, non c’è situazione nella nostra vita, dove noi non siamo amati da Dio. Questa non è una conquista, non è qualcosa che arriviamo ad essere capaci di fare, o di vivere o di abitare, perché ci impegniamo o perché preghiamo! Noi siamo amati, generati alla vita, perché voluti, amati, desiderati, anche in una vita contorta e in una situazione problematica, Dio ci guarda così. Dobbiamo ricordarcelo, quando facciamo il segno di croce, al mattino appena apriamo occhi, dobbiamo dirci questo ‘figlio amato’!
Non sei padrone del mondo, sei figlio, non sei mendicante nella vita, non devi ottenere tutto con la potenza del tuo esistere, con la ragionevolezza dei tuoi principi, ma sei uno che è già raggiunto da un amore che ti precede, prima ancora che tu possa emettere il vagito della tua vita, c’è qualcuno che ti ama, ti guarda, apre i suoi cieli per raggiungerti con questo sguardo, per mettersi in dialogo con te! In te mi compiaccio La terza parola che ci viene consegnata e completa queste quattro pennellate di cieli aperti, di un nome che ci è dato, figlio, del senso del nostro vivere ‘amato’, in te mi compiaccio, tu mi rallegri, tu sei la gioia della mia vita, il tuo esistere. A volte, a noi sembra che la gioia della vita sia qualcos’altro, addirittura in alcuni momenti pensiamo che sia quella di non essere mai nati, perché non sopportiamo le cose, perché le fatiche ci sembrano troppo grosse, perché il peso delle scelte, la responsabilità che ne deriva sembra schiacciarci, eppure noi siamo la gioia di Dio, l’unica realtà all’interno di questo creato che fa trasalire di gioia il volto di Dio, il cuore di Dio, perché da figli gli possiamo dire papà, padre.

Quali sono le scelte, le situazioni, il modo in cui noi stiamo dentro la vita? Che ci fa dire grazie Padre, perché mi hai dato questa possibilità, perché mi hai dato di poter vivere questo incontro, di stare accanto a questa persona, mi hai dato la possibilità di portare questa responsabilità, mi hai accompagnato negli anni del mio cammino? Quando riconosciamo questo ‘grazie Padre, perché mi è dato di vivere’?
Che bello se ogni giorno potessimo iniziare così, con questa piena consapevolezza che Dio non ha chiuso la porta in faccia a nessuno di noi, ma Dio apre la propria esistenza e si mette in ascolto della nostra vita e quando può parlarci ci dice ‘figlio, amato, sei ciò per cui io mi rallegro’.
Aiutaci, Signore, a non tradire queste parole!

Preghiera

Siamo venuti a cercarti, o Signore, ma perché prima tu ci hai cercato.

Desideriamo incontrarti ma sei tu, o Signore, che organizzi l’incontro.

Fatti conoscere, o Signore, come colui che ha in mano l’iniziativa della mia vita.
Concedi a me, o Signore, di non banalizzare questo mistero,

di non fermarmi e fissarmi sulle cose che penso di avere preparato, pensato, fatto ma di essere disponibile e libero per accogliere la tua
Parola.

(Card. Carlo Maria Martini)