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II DOMENICA DOPO NATALE

“In Lui era la vita”

Dal Vangelo secondo Giovanni 1,1-14

1In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era, in principio, presso Dio: 3tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. 4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. 6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. 9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. 12A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Commento

C’è un principio, c’è una genesi, c’è un inizio. C’è qualcosa di sorgivo. Il mistero del Natale ci consegna quel principio che è fondamentale per Dio, quello che vive e abita nell’intimità di Dio. Questo brano di Vangelo ci porta nel centro dell’intimità. Il Signore manifesta quello che è il principio dei suoi sentimenti, la sorgente del suo vivere. Ci rivela in pienezza quello che Lui è e ci dice che Lui è parola.

L’intimità della parola

Una parola esiste per essere pronunciata, per essere proclamata, per creare relazione. Nell’intimità di Dio c’è questa parola che descrive, che porta relazione, che ci porta nella sua intimità. Più ancora della conoscenza e della vicinanza di un corpo, la parola ci rivela l’intimità profonda di una relazione, che non è data dai regali, non è sostenuta nemmeno dalla vicinanza fisica, ma dalla possibilità di avere parola l’uno per l’altro. Quante volte, in maniera dolorosa, lo sperimentiamo nelle nostre relazioni, nel nostro incontrarci, dove quello che ci manca di più non è l’intimità dei corpi ma non avere parola nei confronti dell’altro. Tante relazioni, anche coniugali, quando smettono di avere una parola l’uno per l’altro, una capacità di dire qualcosa che porti al senso, non semplicemente il racconto, non solo la descrizione di fatti, ma qualcosa che ci aiuti a gustare il senso di quello che viviamo insieme, allora la relazione si spegne e a poco a poco muore. Il Signore nel Natale ci rivela che Lui è questa parola che apre il senso profondo non solo della sua vita ma anche della nostra, perché questa parola è pronunciata per noi, interpella ciascuno di noi, ci rivela quello che noi siamo, la preziosità del nostro essere davanti all’altro.

Le parole che danno vita

E’ dentro qui che vogliamo celebrare il mistero del Natale, chiedendoci in maniera profonda se le parole che pronunciamo ogni giorno, che costruiscono e sostengono le nostre relazioni, sono parole che danno vita.

“In lui il verbo si è fatto vita”. E questa vita ha illuminato l’esistenza degli uomini.

Che bello poter pensare che il nostro modo di pregare e di avvicinarci al Signore è quello di lasciare pronunciare sulla nostra vita una parola da parte sua, affinché ci aiuti a capire chi siamo, a identificare la nostra esistenza, a ritrovare la luminosità piena di quello che noi siamo, il valore di quello che siamo. La parola di vita che il Signore Gesù è venuto a portarci è proprio questa. Una parola che si è fatta carne, che non è pronunciata come un giudizio dall’alto sulla nostra esistenza, ma una parola che si è fatta esperienza di quotidianità. Noi, se vogliamo ritrovare il modo di rispondere a Dio, dobbiamo leggere, descrivere, abitare la vita di Gesù Cristo, amare il modo con cui Lui ha dato ascolto ai fratelli, è entrato nel quotidiano della vita delle persone. Questa è la parola che si fa carne e porta vita, porta luminosità. Questo è il nostro compito. Su di noi è pronunciata una parola che ci chiama ad una intimità, ad una relazione. Ci dice che noi abbiamo la dignità di stare davanti a Dio come figli amati, perché Lui rivede nei tratti della nostra esistenza, dai più piccoli ai più grandi, il figlio suo Gesù Cristo, che ascolta, che lavora, che costruisce relazioni, che chiama le persone, entra in comunicazione con gli altri, sopporta il dolore, risolleva chi è caduto, perdona chi sbaglia, accoglie tutti.

Questa è la nostra dimensione, la dimensione della carne, della nostra umanità, della nostra quotidianità che ha la descrizione piena del verbo di Dio.

Noi possiamo rispecchiarci lì.

Testimoni della parola

Quella è la misura del nostro esistere, non possiamo valere di meno, non possiamo guardare i fratelli dicendo tu vali meno di una parola pronunciata su di te da parte di Dio.

Questo è anche un compito gravoso che abbiamo: non è solo quello di ascoltare e accogliere la parola che Dio pronuncia sulla nostra vita per capire qual è la nostra dignità, ma è quello di essere testimoni di questa parola nei confronti dei fratelli.

La lettura del Siracide ci dice che Dio ha pensato la sapienza come parola pronunciata sul popolo di Israele e questa parola abita e mette radici, abita in Gerusalemme nella tenda della presenza, e quelli che entrano sentono e possono confrontarsi con questa parola pronunciata da Dio.

Questo è il compito del popolo, quello di rimandarsi l’un l’altro, fare da eco a questa parola di Dio.

Quante relazioni sosteniamo così?

In quante entriamo giocandoci in pienezza così?

Quante relazioni ammazziamo perché non diamo più parola e non facciamo più risuonare l’eco della parola di Dio che da la dimensione del verbo del suo figlio, dell’incarnazione del suo figlio?

E’ il dovere dei cristiani!

Dovremmo stare zitti quando nei confronti dell’altro non sappiamo cosa dire e non sappiamo far risuonare la parola di Dio. A volte è molto meglio il silenzio…quando nelle relazioni profonde, intime, quelle che amiamo e sosteniamo con l’esperienza della nostra vita, cerchiamo di essere gente che usurpa la parola di Dio, per piegare l’altro alle nostre attese, ai nostri interessi e non siamo capaci di questo respiro di libertà.

Il verbo si è fatto carne ha fatto risplendere in mezzo a noi la voce e l’eco, il grido creativo di Dio.

Ti voglio come figlio, ti amo come figlio, ti stimo come figlio.

Questo dovrebbe essere il nostro principio del Natale e questa cosa non viene da noi, non è frutto della nostra consapevolezza o buona predisposizione, è un dono straordinario che Dio pronuncia sulla nostra vita!

Lui ha una parola da dire a ciascuno di noi, alla nostra comunità, chiede a noi di essere testimoni di questa parola, di dare questo spazio perché nella nostra vita risuoni, prenda respiro, prenda le pieghe della nostra carne anche quando dobbiamo rivestirla di sofferenza e di paura.

Noi abbiamo questa consapevolezza perché ci è rivelata come dono, la parola pronunciata da Dio si è fatta carne, esperienza concreta, ha abitato in mezzo a noi, ha detto a ciascuno di noi che è possibile vivere in risposta a questa chiamata di Dio.

Impariamo da Gesù a misurare l’ampiezza della nostra vocazione, impariamo a far risuonare questa parola del Padre e a consegnarla al mondo con tutta la nostra libertà.

Aiutaci, Signore, a non venir mai meno a questo compito.

Siamo noi la tua tenda, la carne in cui vuoi risuonare ancora come parola di vita.

Preghiera

Come Giovanni anch’io sono chiamato

a rendere testimonianza a te, Signore,

in mezzo alla gente del mio tempo.

Come gli Apostoli anch’io sono chiamato

a non tacere ciò che la fede mi fa conoscere.

Sono anch’io una tua lettera per il mio tempo,

tuo profumo davanti al mondo

giacché sono membro del tuo Corpo.

Mi hai posto nel mondo

ma non ad essere figlio del mondo,

giacché mi hai affidato il compito

di essere lampada che splende sul candelabro,

lievito che fermenta la farina,

astro che splende nelle tenebre.

Fa’, o Signore, che ogni giorno

sappia far crescere in me questa consapevolezza

così che, con l’aiuto dello Spirito Santo,

possa essere testimone del tuo amore

e della tua presenza di salvezza.